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I diari PDF Stampa E-mail

commedia in tre atti di Pier Benedetto Bertoli

I diari

adattamento e regia Franco Martini
scene Lino Dagostino
musiche originali Adriano Cirillo
INTERPRETI
Nico Caccavo, Annamaria Carella,
Caterina Carelli, Lino Dagostino,
Monica Demuro, Daniele Labianca,
Franco Siragusa.

 

L’AUTORE E L’OPERA

A volte la fortuna e la fama di un autore rimangono legate a un testo particolare: per Pier Benedetto Bertoli (Omegna 1926 - Roma 1989) questo testo è proprio “I diari”, che, scritti nel 1959, agli inizi della sua carriera, ebbero subito un grande successo di critica e pubblico, in Italia e all’estero.

I diariIl successo accompagnò poi il drammaturgo in tutta la sua vasta e varia produzione. Molte sono in effetti le opere di Bertoli che meriterebbero una rivisitazione, ancora fortemente intriganti, per quell’umorismo dell’assurdo che, se da una parte lo collega (come il grande Achille Campanile) a certe correnti teatrali europee del secondo Novecento, dall’altra si presenta come cifra stilistica di una attenzione scanzonatamente critica al mondo contemporaneo, senza disdegnare precisi riferimenti all’attualità.

Come accade appunto ne “I diari”. Inserendo nello schema classico della pochade (trasferita dal solito albergo del libero scambio a una lussuosa villa sul lago di Como) l’originale e succulenta trovata dei diari, in cui I vari membri della famiglia, come contagiandosi l’un l’altro, riversano le proprie inconfessabili pulsioni - diari destinati a essere tutti sistematicamente scoperti e letti ad alta voce - l’autore si diverte a smontare pezzo a pezzo, con gli strumenti dell’ironia, del paradosso, del nonsense (e perfino di una raffinata parodia letteraria) le strutture morali e culturali della grassa società imprenditrice “padana”, caratterizzata (già alla fine degli anni Cinquanta) da spregiudicato rampantismo, ammantata di perbenismo consapevolmente di facciata, venata di goffi pregiudizi sociali e di scoperto razzismo (e non c’erano ancora gli extracomunitari...).

I diariUno “spaccato” decisamente e implacabilmente negativo e facilmente attualizzabile. Ciò che appare un po’ datato in questi “Diari” è la lingua, un italiano elegante e a tratti fiorito, un po’ asettico e impersonale, di stampo vagamente letterario (tra Manzoni e Pirandello): un codice espressivo distante mille miglia dall’italiano corrente di oggi, così povero, disadorno e raffazzonato.

Perciò lo si è “alleggerito” e ammodernato in qualche parte, senza però comprometterne la continuità e la consistenza, perchè quella lingua appare, oggi forse più di ieri, “straniante”, cioè potenziata nella sua funzione di demistificazione di quel precoce marciume da secondo dopoguerra di cui appunto I cari libriccini del titolo sono I perversi custodi.

 

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Foto di spettacoli


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